E' finalmente arrivato Halloween! Pipistrellini, rejoice! 🦇🦇🦇
Questo, lo sapete, è il post più importante dell'anno. Perché dopo Mortal Kiss (il mio magnum opus, forever) e l'Opera Mistery, fare gli specialoni di Halloween è diventato più difficile (l'anno scorso abbiamo avuto infatti il Junji Ito fanclub, perché non ho avuto il coraggio di considerare le acconciature perdute come speciale Halloween abbastanza serio), ma quest'anno dovevo far girare le rotelle extra hard. Alla fine si è accesa la lampadina: perché non usare la mia disgustosa DAMS-card per fare del bene, once again?
E' dal lontano 2006 che Stardoll fa sempre qualcosa in onore della spooky season. E ogni tanto quel qualcosa è ispirato al mondo del cinema e della televisione - un mondo con cui (e mi viene da dire, purtroppo) sono fin troppo familiare. Non è il mio first rodeo: sono anni che, quando trovo qualche riferimento esterno nel nostro amato sito mezzo rotto, devo sempre mettermi in mezzo. Una volta non ero tanto brava (🕷️ 🕸️), poi mi piace pensare di essere migliorata (🎃🧟). E' il momento di farlo ancora! Mi sono girata in lungo e in largo vecchi blog stardolliani per rintracciare tutte le collezioni di Halloween mai rilasciate da Stardoll, e individuare così tutti i riferimenti esterni spoopy mai creati. Siete curiosi? PLS SAY YES. AM DESPERATE. E' possibile che ne abbia perso qualcuno - se è così, scrivetemi un messaggio cattivissimo e io farò una parte 2 del post dalla paura.
Fatevi una bella tazza di te, vi servirà. E' lo straparlo time!
Info! Prima di ogni recensione, metterò una bella immaginetta dei riferimenti reali di ogni oggettino stardolliano tematico :)
La moglie di Frankenstein (1935) - collezione speciale di Halloween, ottobre 2008.
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Dopo essere sopravvissuto alla morte, il dott Frankenstein cerca di abbandonare i suoi esperimenti, ma viene nuovamente coinvolto nei piani del misterioso dottor Pretorius, intenzionato a creare una nuova forma di vita. Per convincerlo, Pretorius propone di realizzare una compagna per il mostro, che nel frattempo è sopravvissuto ed è in fuga da una società che lo teme e lo perseguita. Mentre i due scienziati si preparano a dare vita alla loro nuova creatura, il destino del mostro sta per cambiare per sempre.
Parliamo subito dell'elephant in the room: la questione del titolo. Sì, ho avuto il classico momento "Frankenstein è il nome del dottore!!!!!". Però mi sono detta che non era possibile che fosse davvero un errore, quindi mi sono impuntata malissimo per capire cosa diamine stesse succedendo. Ho trovato questo articolo di Richard T. Jameson, che afferma esplicitamente che il titolo invita a interpretazioni ambigue su chi sia chi (e spiega anche come il nome Frankenstein sia diventato così associato al mostro nell'immaginario popolare da rendere ancora più confuso il riferimento del titolo, very interessante). Oserei aggiungere che la scelta italiana di adattare la parola "bride" nel titolo con "moglie" (e non sposa) rende il tutto ancora più confuso. Insomma, con The Bride of Frankenstein si intende la sposa del mostro creato dal dottor Frankenstein - ma è volutamente fuorviante.
Ok, passiamo al film. Trovo anzitutto la premessa molto particolare: il film si apre con Mary Shelley in persona che racconta a Lord Byron e Percy Shelley che la storia di Frankenstein non è ancora finita. Un bel modo per introdurre il sequel, anche se ammetto che, conoscendo già il romanzo, mi aspettavo che seguisse più da vicino il mondo narrativo originale. Comincio subito con la prima lamentela: HENRY?! Per un attimo ho pensato di essere stata colpita dal peggior effetto Mandela di sempre, ma dopo una veloce googolata ho capito qual è il deal: nel film Frankenstein (1931), il dottor Frankenstein si chiama effettivamente Henry - scelta del registra per rendere il personaggio più affine ad un'audience americana (lol?????). Insomma, non ero impazzita.
Ora però cose belle: la recitazione tipicamente anni '30, con quelle intonazioni teatrali e l'inconfondibile accento transatlantico, e soprattutto i SET. Enormi, scenografici, con prospettive esagerate e architetture che sembrano sfidare le leggi della fisica. Mi hanno ricordato immediatamente Il gabinetto del dottor Caligari (top DAMS reference): quell'estetica espressionista che trasforma gli spazi in qualcosa di quasi irreale, giocando con le proporzioni e creando immagini memorabili. Per un film del 1935, poi, certi effetti speciali sono davvero notevoli.
Una delle cose più carine del film è sicuramente il dottor Pretorius che ci presenta i suoi minuscoli esseri viventi conservati in barattoli. Una scena carinissima, un piccolo gioiello di fantasia e artigianato cinematografico. Mi è piaciuto soprattutto il contrasto tra i due scienziati: due approcci diversi alla creazione, che rendono ancora più interessante il tema centrale della storia - fino a che punto possiamo spingerci nel tentativo di sostituirci alla natura?
Però la mia scena preferita è un'altra: l'incontro tra il mostro e il violinista cieco.
Il mostro, che fino a quel momento ha conosciuto quasi esclusivamente rifiuto e violenza, trova finalmente qualcuno che non lo giudica dal suo aspetto. Il violinista lo accoglie come un amico, gli offre riparo e gli insegna a comunicare. I due riconoscono nell'altro una forma di diversità: uno non può vedere, l'altro non può parlare - ma riescono comunque a comprendersi. E quando il violinista lo chiama "friend", gli dice che ora è al sicuro e che nessuno gli farà del male lì, HO PIANTO. ECCO, LO DICO. STO UN PO' PIANGENDO ANCHE ADESSO A RIPENSARCI.
Da guastafeste, segnalo che c'è una differenza importante rispetto al romanzo: la creatura di Mary Shelley sa parlare eccome - qui, invece, il silenzio diventa un espediente narrativo per rendere ancora più tenera questa amicizia. Devo dire che funziona benissimo e la accetto più che volientieri.
Devo però ammettere che il ritmo del film non mi ha convinta del tutto. Ci sono scene bellissime, idee interessanti e momenti di grande impatto emotivo, intervallati però da transizioni che ho trovato piuttosto lente e noiose. La storia procede a singhiozzo e, in alcuni punti, ho avuto la sensazione che il film si soffermasse troppo a lungo su certi passaggi.
Maaaa arriviamo infine alla creazione della sposa. La scena è suggestiva, visivamente interessante e coerente con l'immaginario gotico del film, ma è anche tirata un po' per le lunghe. Anche perché (confesso) io mi aspettavo che la Sposa avesse un ruolo un po' più partecipativo nella storia. Invece viene creata quando mancano 5 minuti alla fine (titoli di coda inclusi), e... diventa comunque un'icona immortale della storia del cinema horror?!? Il suo aspetto è entrato nell'immaginario collettivo, nonostante il personaggio abbia a malapena il tempo di esistere prima che il film finisca. Che icona! Forse sono io che avevo aspettative sbagliate - ma è davvero assurdo pensare che un personaggio così riconoscibile abbia uno spazio tanto limitato nel film che porta il suo nome.
In definitiva, La moglie di Frankenstein è un film che ho apprezzato soprattutto per la sua estetica, per il suo impatto emotivo e per il modo in cui approfondisce la solitudine della creatura. Non tutto però funziona allo stesso modo: il ritmo è altalenante, alcune sequenze sono troppo dilatate e la protagonista del titolo avrebbe meritato molto più spazio. Ma quando il film riesce a concentrarsi sul mostro, sulla sua umanità e sul suo disperato bisogno di essere accettato, sa essere davvero toccante. C'è da dire che il mostro è uno dei miei personaggi preferiti e Frankenstein è uno dei miei libri preferiti, quindi forse non dovrei sorprendermi di essermi commossa così tanto. La creatura non nasce necessariamente malvagia: viene respinta, perseguitata e privata della possibilità di vivere serenamente con gli altri. E' proprio l'incapacità della società di accettare ciò che è diverso a contribuire alla sua trasformazione. La cattiveria genera altra cattiveria, il mostro che diventa mostro perché il mondo lo tratta come tale, yada yada. Eppure FA MALEEEEE. All in all, se siete fanz di Frankenstein ve lo consiglio - nonostante i tempi morti, le scene emotive sono totalmente worth the watch.
Buffy l'ammazzavampiri (1997-2003) - collezione tematica pubblicizzata tramite il Magazine, 14 ottobre 2009
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Il contesto in cui si trova questa collezione è importante: era uno spread del Magazine, dove venivano annunciati degli articoli ispirati ad un tema. Qui abbiamo il tema "cacciatrice", un chiaro rifermento a Buffy, con le doll di Sarah Michelle Gellar (Buffy) e Eliza Dushku (Faith).
Nell'iconica Buffy l'ammazzavampiri, Buffy Summers è un'adolescente apparentemente "normale", ma ha un destino fuori dal comune: è la Cacciatrice, una prescelta incaricata di combattere vampiri, demoni e altre creature soprannaturali. Tra problemi scolastici, amicizie, amori e minacce apocalittiche misc., Buffy cerca di conciliare la vita da teenager con il compito di proteggere il mondo dalle forze del male. Ha anche un sacco di morosi fregni. E lasciacene qualcuno, Buffy!
Piccola premessa: non ho mai visto Buffy per intero (sorry, sono una menzognera), quindi questa non è una recensione vera e propria della serie, ma più un apprezzamento a un pezzo della mia infanzia. Da piccola cercavo sempre di guardarla di nascosto - per poi spaventarmi a morte e pentirmene immediatamente, lol. Eppure, nonostante gli incubi, adoravo la sua atmosfera: quel mix di horror soprannaturale, teen drama e quotidianità da cittadina americana apparentemente tranquilla ma che nascondeva cose terribili (woooooooo!). Ha un tono che non vedo più nelle serie, purtroppo: fotografia intensa e ombrosa, toni tetri, temi adulti e talvolta spaventosi, ma ambienti e personaggi realistici e rassicuranti. E' la mia criptonite nelle serie! Non è esattamente lo stesso genere, ma questo è uno dei motivi per cui Veronica Mars è una delle mie serie preferite di sempre. Il revival ha un tono tutto diverso e la cosa mi ha spezzato il cuore :[
Rivedendone qualche episodio da adulta, ho potuto apprezzare ancora di più quanto Buffy sia stata una pietra miliare per la televisione e per il genere sovrannaturale/sci-fi, contribuendo a definire un immaginario e un modo di raccontare il genere che ritroviamo ancora oggi nelle serie dello stesso genere. E poi c'è Michelle Trachtenberg, la best (Dawn era la mia crush e la shippavo con Buffy). Ci manchi icona <3
Twilight: New Moon (2009) - collezione tematica pubblicizzata tramite il Magazine, 21 ottobre 2009
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Stesso contesto della collezione Huntress - qui il tema era Nightfall, creato in onore del nuovissimo film di Twilight: New Moon, che era uscito appena un mese prima. Qui hanno usato le doll di Taylor Lautner (Jacob) e Ashley Greene (Alice).
Sono sicura al 99,99% che conoscete già la trama di questo film. Però hey, devo fare il mio lavoro.
In New Moon, secondo film nella saga di Twilight, vediamo Bella (la protagonista - lo sapevate, vero?) soffrire per l’abbandono di Edward (il vampiro della situa - lo sapevate, vero??) e trovare conforto nell’amicizia con Jacob (il lupo mannaro della situa - lo sapevate, vero???), scoprendo però che anche lui nasconde un segreto soprannaturale: è un licantropo (wooo). Bella, in conflitto tra l'amore per Edward e il suo nuovo interesse per Jacob, finirà per fare un bel casino e ravviverà la faida storica tra i due clan di Immortali. Di mezzo poi ci sono anche i Volturi, vampiri locals di Montepulciano, IN CUI SONO STATA. DOVEVO DIRLO.
Premessa: in preparazione per la recensione di New Moon, mi sono vista anche il primo Twilight (che sì, non avevo mai visto e neanche mai letto - sapete com'è, ero una Potterhead, quindi Twilight era randomicamente il nemico). Vi confesso subito che penso che il primo film sia faaaar superior a New Moon: non è un film perfetto (caratterizzazioni e dialoghi imbarazzanti, scene molto intense introdotte però dalle peggio stupidate, magagne misc. da film teen), ma ho apprezzato tantissimo l'atmosfera e le parti più malinconiche e tetre. Capisco perfettamente perché è considerato da molti un comfort film autunnale - sono una sucker per lo stile soft indie dark anni 2000 e qualunque roba includa i Paramore. Sono inoltre un'apologeta incallita della coloring eccessivamente verde: in realtà ci sta! Sì è un po' aggressivo ma gli dà un tono di paranormale che lo distingue dai soliti film teen!! Peccato che la cosa si sia persa in tutti i seguiti a casa del cambio di regia.
Aaanyway, New Moon partiva già svantaggiato perché in questi tipi di film a me dispiace sempre quando le cose peggiorano e i protagonisti devono lasciare la cittadina e le sue premesse cozy e comfy. Non aiuta il fatto che abbia trovato lo shift da "small town shenanigans" a "la robe ora sono serious" un po' troppo brusco. In più, l'assenza di filtro aveva già reso il film molto più standard e meno moody del primo.
Mettendo da parte le mie comparazioni (un po' soggettive) con Twilight, New Moon resta comunque incredibilmente noioso e molto meno sensato a livello di sceneggiatura. Anzitutto, il problema del primo film persiste: abbiamo momenti intensissimi introdotti da premesse ridicole (e senza il filtro verde, queste scene mi pesano molto di più. Vedete che serviva?). In più, il modo in cui questo film presenta le relazioni (di qualunque tipo) tra i vari personaggi è davvero, davvero inefficace.
Vado nello specifico dei miei gripes, per spiegarmi meglio. Il mio problema principale è che il film vorrebbe convincerci sia della profondità del legame tra Bella ed Edward, sia di quello tra Bella e Jacob - ma non si prende il tempo di costruire nessuno dei due. L'ossessione per Edward, in particolare, avrebbe avuto bisogno di essere stabilita meglio fin dall'inizio, così che la sua assenza risultasse davvero devastante. In questo film c'è la famosissima scena che rappresenta la depressione di Bella, con i mesi che le passano davanti agli occhi mentre lei è immobile. E' una bellissima scena, ma considerando quanto poco ci hanno mostrato del legame tra i due, risulta un totale overkill.
Stessa cosa vale per Jacob: in una scena è un ripiego, nella scena dopo è l'amore della vita di Bella. E io lì tipo: ma quando è successo tutto questo sviluppo?! E poi scusatemi, ma devo lamentarmi un po' dei triangoli amorosi teen in generale: SONO TUTTI FINTI AND I WILL DIE ON THIS HILL. La scelta finale è quasi sempre ovvia, e ci danno soltanto l'illusione della scelta. Parlando di Twilight, idealmente dovremmo stare a mangiarci le mani dall'ansia di scoprire chi Bella sceglierà, no? Ma quando quest'ultima passa buona parte del film a fare cose pericolosissime pur di rivedere Edward, noi dovremmo pure credere che ci sia anche solo una minima possibilità che scelga Jacob? Quando la cosa più intensa che ha fatto per lui è stato invitarlo al cinema??
Chiudo la lista lamentele con il legame tra Bella e Alice: ok, sì, era palesemente la più simpatica della famiglia Cullen - ma da quando sono best friends???? Veramente, mi sono sentita subito disorientata da quanto ingigantito era il rapporto tra le due a inizio film. Mi chiedo se nel libro non fosse più chiaro, e nel film abbiano saltato alcuni passaggi.
Eee vb, almeno abbiamo i Volturi, che sono nel film solo per introdurre un po' di lore ma hanno stile. Da persona che considera Intervista con il vampiro di Anne Rice come l'Enciclopedia dei vampiri (suca Dracula), ho un po' riso di fronte alla loro unica regola per la stirpe, cioè quella di non dare spettacolo di sé in quanto vampiri. Probabilmente troverebbero Lestat insopportabile. Peccato che il film si concentri più sulla lore dei licantropi, molto più noiosa, e tra un hardcore parkour e l'altro di Jacob la storia sembra piuttosto un lunghissimo filler in attesa del ritorno di Edward.
Eee vb, almeno abbiamo i Volturi, che sono nel film solo per introdurre un po' di lore ma hanno stile. Da persona che considera Intervista con il vampiro di Anne Rice come l'Enciclopedia dei vampiri (suca Dracula), ho un po' riso di fronte alla loro unica regola per la stirpe, cioè quella di non dare spettacolo di sé in quanto vampiri. Probabilmente troverebbero Lestat insopportabile. Peccato che il film si concentri più sulla lore dei licantropi, molto più noiosa, e tra un hardcore parkour e l'altro di Jacob la storia sembra piuttosto un lunghissimo filler in attesa del ritorno di Edward.
Per concludere: New Moon mi è sembrato più noioso, meno suggestivo e decisamente meno solido del primo capitolo della saga. L'atmosfera che avevo tanto apprezzato si è persa, la sceneggiatura non ha aiutato e il presunto triangolo amoroso mi ha fatto girare le palle più del dovuto. Unica cosa positiva del film: Montepulciano, perché ci sono stata. Wiiiii :D
La famiglia Addams (1991) - collezione Film Theory, 24 ottobre 2014
Una faccia familiare! Questa stessa collezione di Film Theory è già comparsa nella mia Review di tutti i film rappresentati in Film Theory del paleolitico. Al tempo non avevo ancora sbloccato il gene dello straparlare, quindi la recensione è molto striminzita. Inoltre avevo totalmente confuso il film del 1991 con la serie del 1997-1998: questa collezione si riferisce leggermente di più al film, piuttosto che alla serie (originale o reboot che sia). Quindi devo redimermi!
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| Immagini prese da Underneath Stardoll |
In La famiglia Addams, il ritorno improvviso di Fester, il fratello scomparso di Gomez, sconvolge la quiete della famiglia più macabra e spooky d'America. Peccato che l'uomo potrebbe essere un impostore, coinvolto in un piano per impossessarsi del patrimonio degli Addams: tra intrighi e situazioni assurde, la famiglia dovrà dimostrare che niente è più forte del proprio legame.
Questo è uno di quei miei childhood-films che nella mia testa sono composti al 90% da scene iconiche, battute memorabili e personaggi super riusciti (incluse anche le cosiddette "macchiette", come ad esempio il maggiordomo Lurch). La famiglia Addams del 1991 è una delle commedie grottesche più efficaci di sempre (oserei dire addirittura meglio riuscita dei film di Elvira, che AMO, lo sapete). Questo cast, poi, è IL casting definitivo dei personaggi - lo so, è soggettivo e probabilmente dipende dal fatto che sono cresciuta con questa versione, ma per me questi Morticia, Gomez & co. sono semplicemente imbattibili.
Adoro anche quanto sia un film per famiglie un po' ~unlikely~: adulto nel suo umorismo nero, pieno di macabro e situazioni assurde, ma allo stesso tempo ricco di comicità slapstick che lo rende divertentissimo anche per i bambini. La trama di base è un po' caotica, ma molto divertente e mai noiosa. Tra l'altro, apparentemente la sceneggiatura si basava molto accuratamente sulle vignette originali di Charles Addams (modificate solo per necessità filmose, ovviamente) - cosa che apprezzo sempre in una trasposizione! La nostalgia forse clouds my judgement, ma è un film che ancora apprezzo un sacco.
La sposa cadavere (2005) - collezione Bod Mod (12 ottobre 2015)
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| Immagine presa da Underneath Stardoll |
Allora, voi non potete capire quanto La sposa cadavere significhi per me.
Lore dump personale: fino ad un'età imbarazzante ho avuto una paura fottuta del buio e del silenzio la notte. Non riuscivo a dormire da sola e avevo terribili terrori notturni. La TV era una delle pochissime cose che mi confortava - e dato che l'alternativa era venire svegliati costantemente da una me in lacrime, sia mia madre che mio padre mi lasciavano dormire con la TV accesa nelle loro rispettive case. Per un certo periodo da mio padre non avevo la TV, quindi lui mi aveva preso un lettore DVD portatile per addormentarmi. Il DVD che mi aveva messo dentro: La sposa cadavere, film che sapeva mi piacesse. Ogni singola notte passata da mio padre, io mi addormentavo con La sposa cadavere. Ho guardato La sposa cadavere ogni sera, per non so neanche dirvi quanto. Ero una bambina piccola, ed ero una cacasotto: eppure La sposa cadavere - nonostante la sua premessa inquietante, le sue ambientazioni tetre e i suoi personaggi grotteschi - mi confortava e mi faceva dormire. La nostalgia, quindi, DECISAMENTE clouda il mio judgment.
In questo film seguiamo Victor, un giovane promesso sposo, che sta per entrare nell'alta società grazie al suo matrimonio con Victoria. Finisce però per sposare accidentalmente Emily, una sposa defunta, mentre prova le sue promesse nuziali nel bosco (aveva il caghetto, poverino). Trascinato nello spaventoso ma coloratissimo mondo dei morti, dovrà trovare un modo per tornare dalla sua vera fidanzata, scoprendo nel frattempo la tragica storia di Emily e innamorandosi di lei.
Ho molto poco da dire in questa recensione super biased: per me questo film è perfetto. La stop motion è il mio grande amore nel mondo del cinema (l'unico che mi è rimasto dopo anni di logorante DAMS), Tim Burton e Danny Elfmann sono la mia power couple cinematosa, e venero la Laika come se mi avesse salvato l'anima: insomma, siete autorizzati a prendere questa recensione con le pinze.
Le ambientazioni: top notch. La musica: impareggiabile (SE TOCCAAAASSI UNA CANDELAAAA NON MI BRUCEREIIIII). I personaggi: timburtiani all'ennesima potenza (emarginati dalla società per il loro aspetto ma con un cuore d'oro, mentre la stessa società che li rifiuta è marcia fino al midollo), ben sviluppati, a cui ti affezioni subito. E il finale: giusto, soddisfacente, ma spaccabudella. Se non avete visto La sposa cadavere, fatelo NOW.
Nightmare Before Christmas (1993) - collezione Film Theory (14 ottobre 2015)
Altra faccia nota qui! Anche questa collezione è comparsa nella Review di tutti i film rappresentati in Film Theory. Già lì avevo dichiarato (in poche parole) il mio amore per questo film, per la stop motion e per Tim Burton. Maaaaa è il momento di farlo meglio.
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In Nightmare Before Christmas, Jack Skeletron (sì, in italiano l'hanno tradotto, anche se molti non se lo ricordano) è il Re delle Zucche di Halloween, ma si stanca della solita routine e rimane affascinato dalla magia del Natale. Decide quindi di impossessarsene a modo suo. Peccato che il suo tentativo di reinventare la festività nel suo macabro paese rischia di trasformarsi in un vero disastro.
Altro film incredibilmente nostalgico per me, ma è innegabile l'impatto che ha avuto sul cinema d'animazione e sulla cultura pop in generale. Non è assolutamente da sottovalutare il fatto che un film d'animazione del 1993 abbia ancora tutta questa rilevanza culturale! E poi, lo sapevate che Jack Skellington è talmente famoso da essere avere un suo IP a sé stante, con un'identità che va ben oltre il film? Motivo per cui nel vario merch di Jack vedete quasi sempre il suo nome nell'etichetta, e non semplicemente il logo Disney.
Anche qui abbiamo personaggi tipicamente timburtiani, ambientazioni tetre (ma incredibilmente confortanti) e una delle storie più avvincenti del cinema per ragazzi. La storia d'amore tra Jack e Sally è una delle più conosciute e referenziate di sempre (quanti fan dei Blink nella chat?) e tutti i personaggi, anche quelli secondari, sono super iconici (qualcuno vuole cosplayare Vado, Vedo e Prendo con me?). Tensione costante, sviluppo dei personaggi e un lieto fine: tutto in poco più di un'ora!! Davvero, Nightmare Before Christmas è una pietra miliare del cinema che continua ad affascinare tutti, grandi e piccini.
Detto questo, piccolo fun fact random: da piccola era parecchio arrabbiata per il fatto che Jack non visitasse mai gli altri mondi, come il mondo del giorno del ringraziamento ecc. Ho poi scoperto che dovevano fare dei seguiti proprio per questo, ma non sono mai andati in porto. La me bambina sarebbe devastata, ma la me adulta è contenta: ho il presentimento che sarebbero stati on par con i sequel straight to DVD della Disney, lol.
Squid Game (2021-2025) - collezione Tingeling, 29 ottobre 2021
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PS. in questa collezione c'è anche un riferimento a Il quinto elemento, film sci-fi del 1997 (si trova in un altro piano). Alla fine ho scelto di non includerlo, perché non è affatto spookyscaryskeletons - è, appunto, un cult fantascientifico, con un'estetica eccentrica e un immaginario visivo sì memorabile, ma non cupo, tetro o macabro.
In Squid Game, un gruppo di persone sommerse dai debiti riceve un invito a partecipare a una serie di giochi ispirati a quelli della propria infanzia, con in palio un'enorme somma di denaro. C'è solo un piccolo dettaglio: chi perde non viene mandato a casa - viene ucciso. Quella che sembra un'occasione irripetibile si trasforma presto in una lotta per la sopravvivenza, dove la disperazione mette alla prova ogni legame e ogni principio morale.
Ho AMATO la prima stagione di Squid Game. Non ero molto ferrata in serie coreane (avevo visto solo Hellbound - tutt'ora una delle mie serie thriller coreane preferite di sempre - e Non siamo più vivi - mia totale guilty pleasure, DATEMI LA SECONDA STAGIONE NOW), quindi non ero ancora familiare con la tipica crudezza e crudeltà dei prodotti drammatici coreani (giuro, ne ho viste tante da allora e sono tutte MOLTO intense).
La premessa è molto semplice, ma super accattivante: giochi semplici che diventano mortali. Qui c'è una delle cose che attirano di più gli spettatori, consapevoli o meno: il voyeurismo. E un voyeurismo quasi meta: noi stiamo guardando della gente che guarda altra gente uccidersi per soldi. Eppure, a differenza degli spettatori privilegiati che assistono ai giochi dall'alto, noi entriamo nella psiche dei giocatori. Perché sono lì? Per pura disperazione. Sono persone schiacciate dai debiti, dalle circostanze e da un sistema che sembra non lasciare loro alcuna via d'uscita.
Vediamo persone arrivare a uccidere il prossimo per salvare sé stesse, trascinate in una situazione in cui scelte apparentemente semplici hanno conseguenze inaspettate, malate e imperdonabili. Le storie dei personaggi si intrecciano in maniera brutale: dal protagonista Gi-hun (456), al suo amico d'infanzia Sang-woo (218), fino al misterioso signor Oh Il-nam (001). Sai che non tutti potranno arrivare alla fine, e la serie ti costringe a prendere posizione, anche quando non vorresti. Ti affezioni ai personaggi, speri che sopravvivano, cerchi di capire le loro scelte... e intanto sai benissimo che il gioco è costruito per metterli gli uni contro gli altri.
Ho amato i temi della disperazione, della responsabilità individuale, della crudeltà e della disumanizzazione: cosa succede quando la necessità di sopravvivere prende il sopravvento su qualsiasi principio morale? E quanto sono davvero libere le nostre scelte quando le alternative sono tutte terribili? Squid Game costruisce una critica potente e brutale alla società - quella sudcoreana, ma con implicazioni facilmente estendibili ad altre realtà - affrontando il logoramento della classe lavoratrice, le conseguenze della precarietà economica, lo squilibrio di potere tra ricchi e poveri e la spettacolarizzazione della sofferenza. Il tutto con un sistema capitalistico che trasforma persino la disperazione umana in intrattenimento, per chi può permettersi di restare a guardare.
È una serie spietata, disturbante e molto più intelligente di quanto la sua premessa possa far pensare. Considero la prima stagione una delle migliori serie thriller che abbia visto.
...e poi arriva la fregatura: la seconda e la terza stagione (che sono praticamente la seconda stagione divisa in due parti).
Ci tengo a precisare prima una cosa: non sono contraria all'idea che il protagonista torni nello Squid Game. Ha una motivazione precisa, vuole salvare i giocatori e distruggere il sistema dall'interno. Il problema è che queste stagioni finiscono per contraddire proprio questa missione, mettendo in crisi le basi del personaggio e le ragioni per cui è tornato.
Senza spoilerare niente, dirò solo questo: il protagonista vuole salvare più persone possibile. Il protagonista diventa un bastian contrario incallito. Il protagonista, così facendo, causa PIU' MORTI. Dude, ma ci fai?! Sembra quasi che gli autori fossero così fissati con l'idea di farlo "quello buono" da dimenticarsi il contesto in cui lo avevano inserito. Sì, ok, Gi-hun vuole salvare gli altri - ma questo è un gioco brutale e malato, dove le buone intenzioni non bastano e le regole morali con cui sei entrato potrebbero diventare un problema. Sarebbe stato molto più interessante esplorare il suo conflitto interiore: vuole salvare più persone possibile, ma per riuscirci deve prendere decisioni difficili e dolorose - magari scegliere il male minore e convivere con il peso delle proprie scelte. Non perché debba diventare improvvisamente un mostro, ma perché una situazione del genere mette a dura prova anche le convinzioni più solide. E invece a tratti mi è sembrato che la serie confondesse la coerenza morale con l'ostinazione a tutti i costi. Quando il comportamento del protagonista sembra produrre proprio l'opposto di ciò che vuole ottenere, diventa difficile non chiedersi che senso abbia tutto questo (vi giuro, ad una certa ero lì tipo "ma allora muori tuuuu che palleeeee!!"). Un'occasione sprecata, soprattutto dopo una prima stagione che aveva saputo costruire così bene il rapporto tra disperazione, scelte individuali e responsabilità. E vabbè. Cicci.
Resta il fatto che la prima stagione è pazzesca: tesa, crudele, emotivamente devastante e capace di usare un gioco mortale per parlare di problemi molto reali. Peccato che, invece di sviluppare fino in fondo le sue premesse, le stagioni successive mi abbiano lasciato soprattutto con la sensazione di un potenziale enorme gestito male.
Unica cosa bella della seconda stagione: c'è T.O.P, che non mi aspettavo fosse un attore della MADONNA. Che poi non l'avevo riconosciuto proprio, perché nella mia testa lo vedo sempre come nel video di Fantastic Baby, lol.
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Due in uno! In onore dell'uscita del sequel dell'iconico Beetlejuice (Tim Burton ci vediamo again), Stardoll ha fatto una collezione con un bel mix di reference tra il primo e il secondo film.
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| Info: l'outfit dell'ultimo manichino (primo piano) è ispirato in principio a Lydia, ma è modellato secondo l'outfit-omaggio di Jenna Ortega |
In Beetlejuice (che nella versione italiana è seguito dal sottotitolo Spiritello porcello, solo un po' imbarazzante), una coppia di fantasmi, Barbara e Adam, cerca di scacciare la famiglia che si è trasferita nella loro vecchia casa. Decidono di rivolgersi a Beetlejuice, uno spirito irriverente specializzato nel terrorizzare i vivi. Peccato che egli sia molto più pericoloso e ingestibile del previsto. Egli sta cercando di scappare dall'aldilà, e per farlo cercherà di truffare Lydia Deetz, una ragazza che vede i fantasmi, sposandola. Questo è un fanclub di Lydia Deetz, interpretata dalla almighty Winona Rider, che sarà il mio costume 4 tonight.
Altro MEGA cult di Tim Burton, uno di quei film che hanno lasciato un'impronta indelebile nella cultura pop e continuano a essere referenziati ancora oggi. Basta nominare tre volte Beetlejuice, pensare al suo completo a righe o all'iconico Handbook for the Recently Deceased per capire quanto questo film sia entrato nell'immaginario collettivo. E non è un caso: è una commedia horror grottesca che riesce a bilanciare perfettamente il macabro e il comico, con un umorismo adulto e irriverente che non cade nella volgarità per funzionare.
I personaggi sono tutti incredibilmente lovable, persino Beetlejuice stesso, che sulla carta dovrebbe essere assolutamente insopportabile. È un personaggio abrasivo, viscido e caotico, ma ha un carisma tale che non puoi fare a meno di divertirti ogni volta che compare sullo schermo. E poi abbiamo Lydia (ICONAAA), i Maitland, la famiglia Deetz… insomma, un cast di personaggi eccentrici che riesce a rendere memorabile tutto il film.
Un'altra cosa che ho adorato sono gli effetti speciali pratici. I pupazzi, le miniature, lo stop-motion, il trucco prostetico e tutte quelle creature palesemente artigianali sono SUPER efficaci e hanno un fascino che non è invecchiato affatto (al contrario della CGI, che invecchia sempre e comunque). Anzi, secondo me è proprio il loro aspetto volutamente teatrale e un po' scassato a renderli così belli: non cercano di sembrare realistici, cercano piuttosto di essere strani e perturbanti (facendo il giro e diventando talvolta comici). Il risultato è un film visivamente ancora freschissimo, che dimostra quanto l'inventiva possa essere molto più memorabile di un effetto digitale.
E se siamo qui a parlarne ancora, a distanza di decenni, tanto da aver finalmente ottenuto un sequel nel 2024, direi che il suo status di cult è abbastanza indiscutibile.
Speaking of…
PREMESSONA: PARTO INCREDIBILMENTE PREVENUTA SU QUESTO FILM. Non mi piacciono i sequel che arrivano 20/30 anni dopo senza che nessuno li volesse. Eppure, devo ammettere che riunire il cast originale è una scelta che apprezzo tantissimo: parliamo di ULTRA MEGA STARZ, e ritrovare questi personaggi dopo così tanto tempo ha il suo fascino. Aggiungiamoci la combo micidiale Tim Burton + Danny Elfman e, almeno sulla carta, gli ingredienti per un buon sequel ci sono.
Comincio col dire che ho apprezzato come il film sia pieno di richiami all'originale, dalla gag dell'aldilà con il numeretto da prendere in fila fino alla statua di Lydia, ormai esposta nel giardino della scuola di Astrid. Sono dettagli che fanno capire quanto il sequel sia consapevole del proprio legame con il primo film. Nostalgia bait? Assolutamente - ma almeno è nostalgia bait con una certa cognizione di causa.
Visivamente, però, non tutto funziona allo stesso modo. Alcuni effetti speciali sono un po' meh e certe animazioni in CGI sembrano quasi ironicamente brutte. In compenso, ho apprezzato il ritorno agli effetti pratici e all'estetica grottesca che caratterizzava il primo film. Sono rimasta colpita dalla scena di Delores (Monica Bellucci wooow) che si ricompone pezzo per pezzo - non sarà la scena tecnicamente più raffinata del mondo, ma aveva un certo fascino macabro.
Una delle sorprese più grandi è la backstory di Beetlejuice. Non mi aspettavo assolutamente che il film decidesse di approfondire il suo passato, e devo dire che l'idea mi ha incuriosita. Il problema è che il personaggio di Delores - che scopriamo essere la sua ex moglie - finisce per sembrare più un espediente narrativo che una vera antagonista. Compare, sparisce, riappare quando serve alla trama e non dà mai davvero l'impressione di essere una minaccia concreta.
Ma il problema principale di Beetlejuice Beetlejuice è un altro: la lentezza. L'idea di base funziona, le sottotrame ci sono e il materiale di certo non manca, quindi PERCHE' il film impiega un'eternità a ingranare? Giuro, le cose interessanti iniziano a succedere verso i 50 minuti. E quando finalmente Lydia e Beetlejuice si incontrano di nuovo, cioè IL MOTIVO PER CUI SIAMO QUI, viene quasi da chiedersi perché ci sia voluto così tanto.
Anche la sottotrama di Astrid e Jeremy mi ha lasciata abbastanza perplessa. Capisco benissimo la sua funzione narrativa: serve a farle scoprire che i fantasmi esistono davvero e che anche lei può vederli. Ma la loro storia d'amore è così frettolosa e poco credibile che mi sono sentita in imbarazzo. Lui rimane sorpreso da Astrid che conosce Dostoevskij come se avesse appena sfoggiato dell'underground elite ball knowledge, mentre lei si fida di lui con una facilità disarmante. Due scene in più per rendere il tutto un minimo credibile mi sarebbero piaciute, ecco. Anche perché, quando scopriamo chi sia davvero Jeremy, la sottotrama diventa decisamente più interessante! Il problema non è l'idea, ma il modo in cui viene sviluppata.
Al contrario, ho apprezzato molto di più Rory. È un personaggio che, almeno un po', viene costruito: capiamo chi è, cosa vuole e perché qualcosa in lui è un po' sus. Non è necessariamente un gran personaggio, ma almeno ha una funzione chiara e una personalità riconoscibile. Delores, invece, resta una macchietta che sembra esistere soprattutto per mettere in moto gli eventi / cameo obbligatorio in quanto moglia del regista. (Quando era sposato con Helena Bohnam-Carter, almeno le dava personaggi complessi lol)
Per fortuna nella seconda metà il film recupera un po' di terreno: la fuga dall'Inferno è una delle sequenze che ho preferito, così come il progressivo riavvicinamento della famiglia Deetz. Anche la scena del matrimonio mi è piaciuto, ha finalmente portato quel caos grottesco e teatrale che ci si aspetta da un film di Beetlejuice. Il finale, poi, mi ha lasciata con una sensazione decisamente più positiva rispetto a quella che avevo a metà visione. E Lydia ci ha chiamato "piccoli fantasmi" 🥹❤️
In definitiva, Beetlejuice Beetlejuice non è il disastro che temevo, ma nemmeno il sequel che avrei voluto. Ha un cast fantastico, una buona dose di nostalgia, alcune sequenze riuscite e momenti in cui ritroviamo davvero lo spirito del film originale. Peccato per una trama che impiega troppo tempo a iniziare, sottotrame sviluppate in maniera frettolosa e personaggi che avrebbero meritato un po' più di attenzione. Non era necessario riportare Beetlejuice in vita dopo tutti questi anni, ma già che l'abbiamo fatto... potevamo sfruttarlo un po' meglio, ecco ¯\_(ツ)_/¯
Scream (1996) e Buffy l'ammazzavampiri (reprise!) - collezione Bod Mod, 24 ottobre 2025
In Scream, la tranquilla cittadina di Woodsboro viene sconvolta da una serie di omicidi compiuti da un misterioso assassino mascherato, che prende di mira un gruppo di adolescenti. Al centro degli eventi c'è Sidney, costretta ad affrontare i traumi del proprio passato mentre cerca di sopravvivere a questo killer mascherato - che sembra conoscere tutte le regole dei film horror tanto amati dai ragazzi della città, ma che soprattutto ama infrangerle (woooo :D).
Premessa: ho visto questo film da full adulta, a differenza di molti che l'hanno scoperto da teenager. Non perché avessi paura di guardarlo, ma perché l'avevo ingiustamente classificato come uno di quei filmetti horror demenziali da quattro soldi che andavano tanto di moda negli anni 2000-early 2010. (Perdonatemi ma non ero ancora nata quando è uscito e quindi non avevo molto chiara la timeline di uscita delle varie cose, lol). E invece, semplicemente, non avevo capito nulla: Scream era IL film a cui tutti quei filmetti si ispiravano e di cui facevano la parodia! Insomma, ero partita dalla parodia della parodia senza rendermi conto che mancava un pezzo fondamentale del puzzle. E già questo, secondo me, gli fa un enorme onore: Scream, pur presentandosi come un semplice teen horror, è diventato il blueprint per un'intera generazione di film.
Il motivo è semplice: nella sua (apparente) semplicità, Scream è geniale. È un horror che conosce perfettamente le regole del genere e si diverte a smontarle, giocando con gli stereotipi degli slasher, il trope della final girl e le aspettative dello spettatore. È anche sia dichiarazione d'amore che presa in giro del cinema horror, in particolare di Halloween, che rappresenta uno dei suoi riferimenti più evidenti (pioniere del genere lo so ma personalmente non mi ha mai fatta impazzire). Il bello è che questa consapevolezza non rende il film meno efficace come horror - anzi, sapere che i personaggi conoscono le regole non significa affatto che sappiano come sopravvivere.
La premessa è semplicissima: c'è un killer, ci sono dei liceali, ci sono segreti, tensioni e una cittadina che non è esattamente il posto più sicuro del mondo. I personaggi non sono tutti amabili o particolarmente approfonditi, ma non è questo il punto. Scream sa benissimo che cosa vuole raccontare e, soprattutto, come raccontarlo. E poi, a un certo punto, SI ROMPE TUTTO.
Il finale è una delle cose più belle del film. La regia gioca continuamente con le prospettive, alternando i punti di vista dei personaggi, spostando la nostra attenzione da una minaccia all'altra e sfruttando gli spazi della casa per creare confusione e tensione. Non sappiamo mai davvero chi sia al sicuro, chi abbia il controllo della situazione o da dove arriverà il prossimo pericolo. La casa diventa un labirinto in cui alleanze e sospetti cambiano continuamente, mentre il tono oscilla tra il terrore e un'assurdità quasi grottesca. E quando finalmente arriva la rivelazione, il film riesce a trasformare tutti gli indizi accumulati fino a quel momento in qualcosa di completamente diverso da ciò che ci aspettavamo: UNO DEI PLOT TWIST PIÙ ICONICI DELLA STORIA DEL CINEMA.
E non è soltanto una questione di sorpresa: è il modo in cui la rivelazione viene costruita, il modo in cui cambia la lettura di ciò che abbiamo appena visto e il modo in cui il film continua a giocare con le convenzioni del genere fino all'ultimo. È esattamente il tipo di finale che ti fa venire voglia di riguardare tutto dall'inizio per capire quanto effettivamente ti sei lasciato sfuggire.
Iiiinsomma, Scream è la dimostrazione che un film non deve necessariamente reinventare il genere per diventare iconico: a volte basta conoscerlo alla perfezione, capirne i meccanismi e avere abbastanza intelligenza da giocarci senza perdere di vista la storia. È divertente, teso, e molto più furbo di quanto la sua facciata da teen-slasher lasci intendere. Ora capisco perché sia diventato un cult e perché continui a essere citato e imitato ancora oggi - oltre a sfornare sequel su sequel (di cui non sono fan tbh). E soprattutto capisco finalmente il perché tutte quelle parodie che avevo visto prima di lui. Meglio tardi che mai, i guess. Questo però non significa che ora le apprezzi, eh. Sono sempre e comunque grosse cagate.
L'urlo che uccide si apre con alcune trame orizzontali della stagione (non importantissime alla comprensione dell'episodio, ma comunque utili da sapere): mentre Buffy e Riley (moroso di turno) continuano a girarsi intorno senza riuscire a essere sinceri l'uno con l'altra, Xander e Anya sono alle prese con i soliti problemi di coppia. Nel frattempo, Spike si ritrova ospite a casa di Giles e la convivenza con Xander non è esattamente idilliaca. Willow, invece, cerca di trovare persone con cui condividere il proprio interesse per la magia, ma il gruppo di streghe del college si rivela una delusione.
Poi però comincia la parte paranormale, la trama verticale dell'episodio: Buffy sogna queste creature chiamate Gentiluomini, degli umanoidi spaventosissimi, uncanny valley e, soprattutto, silenziosi. Si tratta di un warning sign: stanno arrivando a Sunnydale, e vogliono qualcosa.
La loro apparizione coincide con un evento molto strano: tutti gli abitanti di Sunnydale perdono la voce. Niente parole, niente urla, e quindi nessun modo di chiedere aiuto. Il tutto rende l'arrivo dei Gentiluomini ancora più spaventoso: non ci sono dialoghi a spezzare la tensione, ma soltanto rumori, silenzi e una colonna sonora inquietante, quasi regale, che accompagna le loro apparizioni. Quei sorrisi stampati in faccia, i movimenti innaturali e l'eleganza con cui si aggirano per la città li rendono ancora più terrificanti. Sono, francamente, SCARY AS FUCK.
Il loro primo attacco è un esempio perfetto di come l'episodio riesca a fare paura senza bisogno di mostrare troppo - niente urla strazianti, nessuna richiesta d'aiuto, ma solo suoni, musica e immagini. E fidatevi, è più che sufficiente. Scopriamo così il loro modus operandi: privare una città della voce per poter rubare sette cuori umani. L'unico modo per fermarli? Un urlo umano. Da qui il titolo dell'episodio.
La cosa che trovo più geniale è che L'urlo che uccide è costretto a rinunciare proprio a uno degli elementi più caratteristici di Buffy, i dialoghi! Una serie che ha fatto della scrittura brillante, delle battute e dei continui scambi tra i personaggi uno dei suoi punti di forza decide di togliere loro la voce. Eppure, invece di perdere efficacia, la narrazione diventa ancora più potente.
Un episodio super avvincente e tesissimo, che dimostra come togliere qualcosa a una storia possa renderla ancora più efficace. I Gentiluomini sono tra le creature più inquietanti che abbia visto in televisione e l'atmosfera da incubo è palpabile. Insomma, se per caso cercate un episodio di Buffy da recuperare ad Halloween, questo è perfetto per voi.
Mercoledì (2022-) - collezione Film Theory, 26 settembre 2025
Quante references qui!! Con l'uscita della seconda stagione di Mercoledì, Stardoll ha creato una delle collezioni di Film Theory più corpose di sempre.
Partiamo dal pairing Mercoledì/Tim Burton, che trovo francamente bizzarro. I personaggi timburtiani sono, come ho menzionato prima, tipicamente emarginati per il loro aspetto o il loro modo di essere, ma nascondono quasi una grande umanità e una certa innocenza - il mondo che li circonda è spesso molto più crudele di loro. Mercoledì, invece, è semplicemente cattiva. Non c'è molto altro da scoprire sotto la superficie: è una ragazzina cinica, sadica e convinta di essere superiore a chiunque, e il suo intero personaggio sembra esaurirsi in queste caratteristiche.
Il punto è che nella famiglia Addams questa esagerazione funzionava proprio perché era comica: Mercoledì era una macchietta grottesca, una bambina inquietante inserita in un contesto familiare assurdo, e il contrasto tra la sua serietà e la normalità delle situazioni era parte del divertimento. Trasformarla nella protagonista di una serie che vorrebbe farci appassionare alla sua crescita personale richiederebbe un minimo di profondità in più, ecco... e invece ci troviamo di fronte a un personaggio che dovrebbe essere affascinante, ma che ho trovato solo insopportabile. Il problema è che la sua cattiveria, qui, è half-assed all'ennesima potenza: è tutto fumo e niente arrosto. Mentre nei film/serie precedenti Mercoledì faceva cose atroci, qui Mercoledì le minaccia costantemente, ma fine*. SEMPRE. Cioè sore, ad una certa perdi la tua street cred. Non basta vestirsi di nero, odiare tutti e fare battute sarcastiche per essere hardcore (what is this, Tumblr nel 2013?).
Anche l'incipit della serie mi ha lasciata abbastanza perplessa. Mercoledì compie un gesto gravissimo e la conseguenza è… essere spedita in un collegio privato esclusivo per ragazzi speciali?? Dude, COSA?!? Dove siamo, in Zoey 101?!?!?!?!? Mi sarebbe sembrato molto più interessante vederla affrontare conseguenze concrete per le proprie azioni. Un istituto correttivo, per esempio, avrebbe potuto essere un contesto narrativo decisamente più stimolante: non per forza per redimerla, ma per costruire un personaggio davvero sgradevole, intelligente e manipolatore, costretto a confrontarsi con persone che non può semplicemente liquidare con una battuta. Ma vabbè, queste sono solo proposte a vuoto di una hater, lol.
Insomma, trovo che questa versione di Mercoledì confonda continuamente l'essere anticonformisti con l'essere antipatici, e l'essere misteriosi con l'essere privi di sfumature. E la cosa mi dispiace, perché il personaggio, oltre ad essere già amatissimo, aveva un potenziale enorme! Forse il problema non è nemmeno che Mercoledì sia cattiva, ma che la serie sembri così innamorata della sua cattiveria da dimenticarsi di costruirle attorno una personalità vera. Ce ne vuole per farmi odiare un personaggio gotico e socialmente inadeguato, eh >:(
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| Immagini prese da Love Stardoll |
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| Qui c'è tantissima roba lol. Cliccate l'immagine per ingrandire. |
In questa famosissima serie Netflix, seguiamo una Mercoledì Addams che viene mandata alla Nevermore Academy, un collegio per ragazzi dotati di capacità soprannaturali, dove cerca di controllare i propri poteri psichici e di adattarsi alla vita scolastica (con scarsissimo entusiasmo). Quando una serie di misteriosi omicidi sconvolge la cittadina vicina, Mercoledì si ritrova coinvolta in un'indagine piena di segreti oscuri, misteri familiari e creature mostruose.
Ora, premessa importante: non ho nemmeno finito la serie. Ci ho provato, davvero, ero emozionata di vedere un nuovo prodotto di Burton! Ma non ce l'ho fatta, è stato uno strazio costante. Quindi prendete questa recensione per quello che è: un'opinione basata su una visione incompleta, ma anche su una serie di scelte che mi hanno fatto storcere il naso fin dall'inizio. Conoscete già alcune delle mie critiche alla serie, ma adesso andrò nel dettaglio.
Partiamo dal pairing Mercoledì/Tim Burton, che trovo francamente bizzarro. I personaggi timburtiani sono, come ho menzionato prima, tipicamente emarginati per il loro aspetto o il loro modo di essere, ma nascondono quasi una grande umanità e una certa innocenza - il mondo che li circonda è spesso molto più crudele di loro. Mercoledì, invece, è semplicemente cattiva. Non c'è molto altro da scoprire sotto la superficie: è una ragazzina cinica, sadica e convinta di essere superiore a chiunque, e il suo intero personaggio sembra esaurirsi in queste caratteristiche.
Il punto è che nella famiglia Addams questa esagerazione funzionava proprio perché era comica: Mercoledì era una macchietta grottesca, una bambina inquietante inserita in un contesto familiare assurdo, e il contrasto tra la sua serietà e la normalità delle situazioni era parte del divertimento. Trasformarla nella protagonista di una serie che vorrebbe farci appassionare alla sua crescita personale richiederebbe un minimo di profondità in più, ecco... e invece ci troviamo di fronte a un personaggio che dovrebbe essere affascinante, ma che ho trovato solo insopportabile. Il problema è che la sua cattiveria, qui, è half-assed all'ennesima potenza: è tutto fumo e niente arrosto. Mentre nei film/serie precedenti Mercoledì faceva cose atroci, qui Mercoledì le minaccia costantemente, ma fine*. SEMPRE. Cioè sore, ad una certa perdi la tua street cred. Non basta vestirsi di nero, odiare tutti e fare battute sarcastiche per essere hardcore (what is this, Tumblr nel 2013?).
Anche l'incipit della serie mi ha lasciata abbastanza perplessa. Mercoledì compie un gesto gravissimo e la conseguenza è… essere spedita in un collegio privato esclusivo per ragazzi speciali?? Dude, COSA?!? Dove siamo, in Zoey 101?!?!?!?!? Mi sarebbe sembrato molto più interessante vederla affrontare conseguenze concrete per le proprie azioni. Un istituto correttivo, per esempio, avrebbe potuto essere un contesto narrativo decisamente più stimolante: non per forza per redimerla, ma per costruire un personaggio davvero sgradevole, intelligente e manipolatore, costretto a confrontarsi con persone che non può semplicemente liquidare con una battuta. Ma vabbè, queste sono solo proposte a vuoto di una hater, lol.
Anche i personaggi secondari mi hanno lasciato perplessa, in particolare la migliore amica, Enid. Il classico contrasto tra la ragazza cupa e asociale e quella solare e piena di entusiasmo potrebbe anche funzionare, se non fosse che qui sembra forzatissimo. Mercoledì tratta tutti malissimo, è apertamente ostile e non fa esattamente mistero del proprio disprezzo per il prossimo; la sua compagna, invece, continua imperterrita a cercare la sua amicizia come se nulla fosse. Ma perché? Perchééééé?!? Capisco il bisogno di creare un contrasto tra due personalità opposte, ma c'è un limite alla stupidità, mancanza di consapevolezza e tendenze zerbinose che una persona può avere, dai. Il loro rapporto finisce per sembrare artificiale anziché tenero/divertente.
Insomma, trovo che questa versione di Mercoledì confonda continuamente l'essere anticonformisti con l'essere antipatici, e l'essere misteriosi con l'essere privi di sfumature. E la cosa mi dispiace, perché il personaggio, oltre ad essere già amatissimo, aveva un potenziale enorme! Forse il problema non è nemmeno che Mercoledì sia cattiva, ma che la serie sembri così innamorata della sua cattiveria da dimenticarsi di costruirle attorno una personalità vera. Ce ne vuole per farmi odiare un personaggio gotico e socialmente inadeguato, eh >:(
*Che poi mi chiedo se qui non ci sia lo zampino di Netflix. Tim Burton non ha mai avuto paura di inserire scene crude nei suoi film, quindi perché qui è tutto così moscio? E vabbè, mistero.
Jennifer's Body (2009) - collezione Kitsch, 22 ottobre 2026
Collezione che è comparsa proprio mentre stavo scrivendo il post: check. E che reference: Jennifer's Body nel 2026 non me lo aspettavo proprio, ma ne sono molto contenta!
In Jennifer's Body, Jennifer, cheerleader e una delle ragazze più popolari della scuola, viene trasformata in una creatura demoniaca affamata di ragazzi dopo un rituale satanico finito male. La sua migliore amica Anita (chiamata "Needy", haha gioco di parole) inizia a sospettare che Jennifer sia dietro una serie di misteriose sparizioni, e si trova divisa tra il desiderio di salvarla e la necessità di fermarla. Questo film è generalmente odiato dai film buffs ma amato dalle girlie pops. Io, manco a dirlo, sono dalla parte di queste ultime. Jennifer's Body non è un film perfetto, questo è chiaro (ho un mini beef con l'esagerazione di dialoghi e situazioni nei film ambientati nelle scuole americane in generale), però è un solidissimo revenge-paranormal movie che merita decisamente più amore di quanto abbia ricevuto.
Amo vedere rappresentata la pura female rage nei media, e qui adoro soprattutto il presupposto insolito: si parte da due stereotipi abbastanza classici - la cheerleader popolare e apparentemente promiscua + l'amica nerd, introversa e un po' succube - ma poi si sviluppa in una storia che prende una piega decisamente più crudele e inaspettata del previsto. Un inciting incident crudissimo, una svolta soprannaturale e una protagonista che passa dall'essere vittima a diventare carnefice, mantenendo però un certo sass deadpan (che ho amato). Jennifer è una ragazza che subisce una violenza terribile e finisce per trasformarsi in qualcosa di mostruoso, ma il film non rinuncia mai al suo carisma e alla sua capacità di essere, contemporaneamente, terrificante e irresistibile.
Trovo particolarmente interessante lo spostamento del punto di vista su Needy, che si ritrova divisa tra l'affetto profondo per la sua migliore amica e la necessità di proteggere sia gli altri che sé stessa. Perché sì, Needy ha ragione - Jennifer è un pericolo, e non è mai stata davvero una buona amica per lei - e alla fine fa quello che deve (giustamente) fare, ma questo non significa che sia facile smettere di tifare per Jennifer. È proprio qui che il film diventa interessante: empatizziamo con la sua rabbia, con il desiderio di vendicarsi e di restituire al mondo il male che ha ricevuto, anche quando le sue azioni diventano indifendibili. Non è una semplice storia di buoni contro cattivi, ma un racconto in cui la vittima diventa mostro - senza perdere del tutto la nostra simpatia, dimostrando quanto è facile shiftare il focus dello spettatore quando gli si mettono davanti le giuste premesse.
(E poi scusate, ma Megan Fox e Amanda Seyfried TOP girl crushes, quindi vederle insieme in un film in cui il loro rapporto è così intenso e ambiguo è puro shipping bait per me. Non ho altro da aggiungere, vostro onore)
Ora non voglio mettermi a sproloquiare sul fatto che sospetto che una parte delle critiche rivolte a questo film derivi da motivi puramente sessisti, tra la sessualizzazione di Megan Fox, la rappresentazione della rabbia e vendetta femminile, e una protagonista che si rifiuta di essere una vittima docile e moralmente irreprensibile... però sappiate che lo penso.
In conclusione, Jennifer's Body non sarà un capolavoro senza difetti, ma è un horror soprannaturale con una sua identità, una protagonista memorabile e una rabbia tutta femminile che ancora oggi ha qualcosa da dire, e che viene riscoperto da sempre più girlies. Forse non è un film per tutti, ma per le girlie pops che amano le storie di vendetta, le protagoniste moralmente discutibili e le amicizie femminili decisamente complicate è PURE CINEMA, BABY <3
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Certo che a me non piace proprio vincere facile, eh?
Non solo ho voluto fare 4 post invece che 3 per la spooky season, ma ho scelto questo specialone very ambizioso un po' più tardi di quanto avrei dovuto. E lo sapevate che ho ricominciato a lavorare nella peak burocrazia scolastica season?
Però hey, il post l'ho finito, quindi la magia di Halloween ha funzionato ancora!
Se avete letto tutto questo post, pieno di sproloqui e povero di effettivi contenuti stardollosi, siete davvero i best pipistrellini in town, e vi voglio troppo bene 💜 fatemi sapere, se vi va, se avete già visto alcuni di questi film/serie, cosa ne pensate, e se vi ho fatto aggiungere (o togliere, raaaarr) qualche titolo alla vostra watchlist. Se però pensate che La sposa cadavere faccia schifo, tenetelo per voi. Avete il diritto di avere torto, ma il capo won't allow it qui. Il capo sono io.
Questa sera sarò una Lydia Deetz fatta di acquisti Vinted e cose rubate a familiari misc. Se esco bene, mi autoallego qui sotto come metacitazione al post. Ma in ogni caso: buon Halloween miei fantasmini! Ci vediamo presto, boooooo (anche se ho decisamente bisogno di una pausa, lol)









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